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Palladianist
Pubblicazione · Vol. 1 · N. 1

Palladio nel tempo

Passati fittizi e futuri immaginati

David Hemsoll
University of Birmingham

Pagine

306–333

Lingua

English

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CC BY 4.0

 

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Abstract

Abstract

Andrea Palladio ha attirato una quantità di attenzione accademica senza pari e ha offerto, attraverso il suo trattato I quattro libri dell'architettura, a moltissimi professionisti dell'architettura una fonte di ispirazione e un punto di riferimento cruciale tra le conquiste del passato e le imprese future. Questo articolo esamina la letteratura su Palladio per determinare in quale misura essa sia giunta a una comprensione piena e oggettiva della sua architettura, e perché alcuni suoi aspetti siano rimasti poco indagati. Esplora inoltre come il trattato sia giunto ad avere una tale influenza sui seguaci 'palladiani' dell'architetto e che cosa essi avrebbero compreso da esso riguardo all'architettura di Palladio e alla sua rilevanza per i loro tempi. Considera, infine, come nella letteratura recente Palladio sia stato sempre più separato dalla propria epoca, fino a essere concepito come una figura mitica a cui architetti ed edifici moderni possono essere ricollegati. In tutto il testo è centrale il tema del tempo: come le percezioni di Palladio e della sua opera siano mutate nel tempo, come Palladio e i suoi seguaci considerassero la migliore architettura come radicata nel passato ma sempre rilevante per il presente e il futuro, e come le passate conquiste architettoniche di Palladio siano tuttora percepite come un modello per imprese presenti e potenzialmente future.

Keywords: Palladio, teoria palladiana, classicismo, storiografia

Hemsoll, D. (2026). Palladio nel tempo: passati fittizi e futuri immaginati. Palladianist, 1(1), 306–333.

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Domande frequenti

L’articolo analizza come Andrea Palladio sia stato interpretato nel tempo: prima come architetto storico del Rinascimento, poi come modello teorico per gli architetti “palladiani”, fino a diventare una figura quasi mitica nella cultura architettonica moderna.
L’opera centrale è I quattro libri dell’architettura, pubblicata da Andrea Palladio nel 1570. Secondo l’articolo, questo trattato ha avuto un ruolo decisivo nel rendere Palladio un punto di riferimento per architetti successivi.
Hemsoll sostiene che, nonostante l’enorme quantità di studi su Palladio, la sua architettura non sia stata sempre compresa in modo completo e oggettivo. Alcuni aspetti importanti, come l’uso degli ordini architettonici e il tema delle proporzioni, sarebbero rimasti sottovalutati o interpretati in modo parziale.
No. L’articolo afferma che la carriera di Palladio attraversò diverse fasi. In una fase iniziale seguì modelli vicini ad architetti contemporanei come Bramante, Raffaello, Sansovino e Sanmicheli; poi sviluppò un linguaggio più legato a Vitruvio e all’antichità; infine arrivò a un uso più assertivo degli ordini architettonici, soprattutto nelle opere veneziane.
Tra gli edifici citati compaiono Palazzo Porto a Vicenza, Villa Cornaro a Piombino Dese, Villa Badoer a Fratta Polesine, San Francesco della Vigna, San Giorgio Maggiore a Venezia e Villa Rotonda presso Vicenza.